Fra mille contraddizioni, l’America Latina sembra avere trovato la rotta per proiettarsi nel futuro. Nelle «Stelle del Pacifico» un tessuto sempre più favorevole agli investimenti.  

In equilibrio precario tra dramma ed euforia, l’America Latina non è esattamente il primo posto che viene in mente quando si parla d’innovazione tecnologica. In effetti, il suo ritardo rispetto alle zone più industrializzate del mondo è più di un semplice pregiudizio. Colpa di una storia turbolenta, segnata da atroci dittature, instabilità finanziarie, bassi livelli d’investimenti in ricerca e sviluppo e politiche inefficaci. Ma oggi è tutta un’altra storia.

La musica è cambiata

Dal 2004 al 2009 gli accordi di commercio libero, la politica di promozione delle esportazioni di beni e servizi e l’aumento di competenze hanno modificato il tessuto economico del continente. Nascono nuovi mercati e si sviluppano condizioni finalmente favorevoli agli investimenti legati all’innovazione. Fattori che contribuiscono alla nascita di nuove aziende, note con il termine di multilatinas. Le quali, operando acquisizioni nel resto del mondo, crescono ed esportano non solo prodotti, ma soprattutto idee, e sono diventate delle enormi multinazionali.

È difficile non attrarre l’interesse degli investitori quando sei un continente con 650 milioni di abitanti, di cui un quarto ha tra i 15 e i 29 anni, e vanti una enorme ricchezza di risorse naturali e materie prime. L’America Latina possiede infatti più della metà delle riserve di litio nel mondo1/3 delle riserve di acqua dolce49% delle riserve d’argento44% delle riserve di rame33% delle riserve di stagno25% delle riserve di biocombustibili20% delle riserve di petrolio.

I giganti della tecnologia guardano al Sud America

Le recenti o prossime elezioni presidenziali in Brasile, Colombia e Messico sembrerebbero creare alcune perplessità nei nuovi investitori. Eppure i giganti della tecnologia mondiale sono sempre più interessati al mondo latino. Su TechCrunch, Julie Ruvolo segnala che Amazon sta quadruplicando gli investimenti logistici in Brasile. Per il lancio di Amazon Echo è stato previsto un tasso di penetrazione in Brasile e Messico vicino a quello degli USA entro la fine dell’anno. E ancora: Messico e Brasile sono i primi mercati per Google e Facebook (Messenger, Instagram, WhatsApp) in termini di utenti mensili. Basti pensare che, secondo Ruvolo, «almost 100% of connected Brazilians use WhatsApp».

In America Latina spopolano anche Spotify e Netflix, la cui serie televisiva brasiliana “3%” è stata la seconda più vista in tutto il mondo. Così la Silicon Valley guarda sempre più a sud: con Didi ChuxingSoftBank The Rise Fund 25 nuovi investimenti nel 2017. Andreessen HorowitzAccel PartnersFounders FundSequoia Capital e Y Combinator sono solo alcuni dei nuovi conquistadores che vedono nelle start-up del LatAm una nuova terra promessa. D’altronde i dati raccolti da TechCrunch, dimostrano che gli internauti latino-americani fanno un uso intensivo dei social network, mostrando tassi più alti rispetto agli Stati Uniti e all’Europa. L’80% della popolazione ha accesso a una tecnologia online e possiede un telefono cellulare, mentre 120 milioni di utenti attivi online fanno del Brasile il  Paese più connesso al mondo.

Le stelle del Pacifico

Buenos Aires, Medellín, Monterrey, Santiago de Chile, São Paulo. Non è l’itinerario del prossimo last minute. Sono le cinque capitali del Sud America che più investono in tecnologia e innovazione.

Sette città in Sud America, oltre le sopracitate, sono soprannominate le stelle del Pacifico: 7 tra le 100 città identificate come capitali dell’economia del Pacifico. Medellín (in 48ª posizione) e Bogotá (31ª), entrambe in Colombia. La Colombia è cresciuta nel 2014 del 4,6%, con un tasso del 3,1% per la creazione di impieghi e crescita pro capite del 3,4%. A seguire, dopo Medellín e Bogotá, Lima (76ª), Santiago de Chile (84ª), Ciudad de Mexico (87ª).

È tra queste stelle che si trovano Bluesmart e Satellogic. Bluesmart è la prima valigia smart, Satellogic una costellazione di nanosatelliti. Entrambe nate in America Latina.

Bluesmart è un trolley intelligente con GPS integrato, batteria interna per ricaricare lo smartphone, bilancia digitale per controllare tramite l’app il peso effettivo, senza sorprese in aeroporto.

Los nueve unicornios

Ma ad attirare la nostra attenzione sono sopratutto loro: nove imprese latinoamericane che valgono più di un miliardo di dollari. Sono los nueve unicornios:

  1. Despegar.com è un’ agenzia di viaggi lowcost, con offerte e pacchetti turistici, hotel, crociere e auto da affittare
  2. Globant, IT e software develompment company nata nel 2003, opera in Argentina, Colombia, Uruguay, Brasile, Perù, India, Messico, Cile, Stati Uniti, Spagna e Regno Unito
  3. MercadoLibre è un sito dedicato al commercio elettronico e alle aste online. Il più popolare in America Latina
  4. OLXoggi OLX Group, parte di Naspers, è un marketplace online operante in 45 paesi , nata nel 2006 con l’acquisizione di Mundoanuncio.com
  5. B2W è una compagnia brasiliana di vendita al dettaglio online. È stata fondata nel 2006 dalla fusione di Americanas.com e Submarino.com, oggi con 7000 dipendenti
  6. Totvs, impresa brasiliana di sviluppo software nata nel 1983, considerata la più grande società di software in America Latina
  7. KIO Networks, «mexicanos que están trasformando sus industrias» con una rete di imprese al servizio della tecnologia dell’informazione
  8. Softtek, azienda IT con sede a Monterrey, fornitore di servizi IT a livello globale: opera in Nord America, America Latina, Europa e Asia.
  9. Crystal Lagoons, 15 filiali in tutto il mondo, 2000 brevetti in 190 paesi del mondo: Crystal Lagoons ha sviluppato, tra le altre, una tecnologia che permette di creare e mantenere corpi idrici di dimensioni illimitate. Lo scopo del suo fondatore è creare applicaizoni industriali in grado di risolvere problemi mondiali, come la scaristà di acqua ed energia, il degrado ambientale.

Dalla Homepage di mercadolibre.com.

Chile, IdeaFactory, FreshWater

Può stupire il fatto che alcuni tra i progetti tecnologici più grandi del mondo si stanno sviluppando in Cile. Ne parla Ashlee Vance di Bloomberg nell’episodio numero 10 della rubrica Hello World, in cui è descritta la realtà affascinante quanto estrema del deserto di Atacama. Una zona estesa dal Perù meridionale al Cile settentrionale le cui condizioni geologiche permettono operazioni scientifiche spettacolari: oltre a vantare uno tra i depositi di litio tra i più grandi al mondo, il deserto di Atacama ospita una collezione di 66 telescopi utilizzati per il progetto astronomico più grande della Terra, l’ALMA (Atacama Large Millimeter Array). E questo è solo l’inizio.

Base dell’ALMA (Atacama Large Millimeter Array) nel deserto di Atacama, Cile.

Santiago del Cile, considerata da molti la nuova Miami degli argentini, rappresenta ormai un centro nevralgico a livello mondiale, al pari di Hong Kong o Londra.

Acqua fresca per tutti

Qui nasce FreshWater, la startup che promette «Agua para todos», proponendo un rivoluzionario macchinario in grado di estrarre l’umidità dall’aria per trasformarla in acqua potabile. Una soluzione preziosissima per un continente in cui 34 milioni di persone non hanno accesso ad acqua sicura. Il progetto è sostenuto da IdeaFactory, un incubatore di startup che combina tecnologia e impegno sociale e che si definisce una «comunidad cuyo motor es la colaboración».

Sono gli imprenditori sociali, cioè coloro che applicano strategie commerciali per risolvere problemi di interesse comune, e il Cile è il 6° nel mondo a ospitarne di più. Inoltre, secondo quanto scriveva a giugno dello scorso anno Lucía Blasco su BBC Mundo, l’Índice Mundial de Innovación 2017 vede il Cile in 46ª posizione sui 130 paesi latino americani più innovatori.

Messico e Brasile alla guida della rivoluzione

Il Messico riesce a distinguersi dagli altri paesi della regione per le sue infrastrutture e per il suo mercato finanziario. Tanto che si prevede che, insieme al Brasile, dominerà il mercato mondiale già nel 2030 al fianco di India, Indonesia, Iran, Turchia, Cina e Russia (due puntate della nostra rubrica Digital Coutries sono state dedicate proprio a Cina e Russia). Uno scenario che conferma il prossimo ruolo dell’America Latina nella rivoluzione tecnologica. Non solo a livello economico, ma anche di idee.

Il sud è un terreno fertile: in Brasile nel novembre scorso ha aperto la prima clinica per persone affette da nomofobia, ovvero “no mobile-phone phobia”, la paura di rimanere disconnessi da Internet. L’Instituto Delete è specializzato in disintossicazione digitale, promuove l’uso consapevole delle tecnologie e indaga sugli effetti delle stesse sul comportamento umano. I dati raccolti da TechCrunch, dimostrano infatti che gli internauti latino-americani fanno un uso intensivo dei social network, mostrando tassi più alti rispetto agli Stati Uniti e all’Europa: 120 milioni di utenti attivi online solo in Brasile, considerato il  paese più connesso al mondo.

Dal canale YouTube “Movimento Delete” dell’Instituto Delete di Rio de Janeiro.

Recentemente AT&T Foundry ha invece inaugurato a Città del Messico un centro per l’innovazione che farà da incubatore per progetti realizzabili in 12 settimane di lavoro.

Arriva la pedromoneda

Piccole idee e grandi rivoluzioni, come la nascita in Venezuela della prima criptovaluta nazionale. Si chiama Petro o petromoneda, «una moneta digitale garantita dal petrolio che nei fatti è uno strumento del regime chavista per cercare di aggirare le sanzioni occidentali. L’operazione prevede l’emissione di cento milioni di petro-token, ciascuno garantito da un barile di greggio, per un valore totale che nelle stime del Governo di Caracas sarà pari a 6 miliardi di dollari» scriveva Pierangelo Soldavini su Il Sole 24 Ore all’indomani della nascita della criptomoneda.

Con un ordine esecutivo firmato da Donal Trump nei mesi scorsi, è stato vietato l’utilizzo di El Petro negli Stati Uniti. Petro sarebbe solo una mossa strategica del Venezuela per aggirare le sanzioni internazionali che limitano gli investimenti esterni nel paese, scrivono da Il Post.

I numeri della crescita

Secondo le previsioni, Messico e Brasile si distingueranno per potenza economica, urbanizzazione (più dei 2/3 dei territori saranno urbanizzati) e nuove tecnologie. Il Brasile crescerà del +2% grazie alla bassa inflazione e a condizioni di lavoro migliori, che favoriranno l’aumento dei consumi privati. Il Messico del 2,1% recuperando negli investimenti. Ma secondo il Banco Mondiale, i tre paesi del LatAm che cresceranno di più nel 2018 saranno:

  1. Panama (5,6%): per investimenti in progetti di infrastruttura ed esportazione di servizi
  2. Repubblica Domenicana (4,9%): aumento del turismo straniero e solido consumo interno
  3. Nicaragua (4,4%): forte domanda interna.

Al contrario quelli che vedranno una calo delle proprie performance, saranno:

  1. Venezuela (-4,2%): a causa di problemi nella gestione macroeconomica
  2. Ecuador (0,8%): difficoltà di adattamento ai prezzi bassi di petrolio
  3. El Salvador (1,8%): debolezza negli investimenti esterni.

Rimangono però i grandi problemi storici dell’America Latina. Da un lato città connesse, dinamiche e in forte sviluppo, dall’altro un popolo con sempre meno accesso al benessere. Le città crescono in maniera poco armonica e non ben pianificata, assorbendo gli investimenti, il lavoro, l’educazione e le risorse. E ciò alimenta le disparità rispetto al resto del paese.