Così le piattaforme dell’audiolibro come Audible e Storytel trasformano l’ecosistema della lettura. Ascoltare mentre si fa altro, leggere sempre di più (forse) ma restando in superficie.

Probabilmente a Natale non regalerete un audiolibro. Non lo farete perché l’audiolibro è un servizio, non un prodotto (a meno che non siate fermi ai vecchi compact disc). Al limite, a Natale regalerete un abbonamento flat. Bastano 9,99 euro al mese per avere libero accesso a piattaforme come Audible e Storytel, per ascoltare tutto ciò che il catalogo mette a disposizione. Audible, che poi vuol dire Amazon, offre oltre 40mila titoli, per un totale di 150mila ore tutte da ascoltare. Storytel è una multinazionale svedese, attiva in Svezia, Emirati Arabi, Norvegia, Danimarca, Finlandia, Polonia, Olanda, Russia, Spagna, Italia e India. E anche Storytel parla di circa 40mila titoli al momento disponibili, per la maggior parte in lingua inglese.

Un mercato che cresce

Quanto valga attualmente il mercato dell’audiolibro, specie in Italia, è difficile da dire. A parte il fatto che Audible non fornisce dati, in linea con le politiche della capogruppo Amazon, c’è il problema di identificare un criterio corretto per il calcolo delle vendite, tenuto conto che il consumo può avvenire sia online (streaming) sia offline (effettuando il download del contenuto). Dunque, occorre fare una correlazione fra minuti ascoltati, minuti medi per titolo, titoli ascoltati e titoli scaricati.

L’ipotesi più plausibile è che le dimensioni attuali del mercato italiano siano comprese, in termini di fatturato annuo, fra i 5 e i 7 milioni di euro. Ma si tratta appunto di un’ipotesi. L’Ufficio studi dell’Associazione Italiana Editori, dal canto suo, sostiene che i consumatori di audiolibri nel nostro paese corrispondano all’11% della popolazione sopra i 15 anni.

Intanto negli Stati Uniti il giro d’affari del settore ha superato i 2,5 miliardi di dollari. La crescita rispetto al 2016 è stata del 21,5% in termini di copie vendute e del 22,7% in termini di ricavi (fonte: Management Practice per APA – Audio Publishers Association).

Ascoltare «mentre»

Di sicuro l’audiolibro gode di una popolarità crescente, in tutto il mondo e anche nel nostro paese. Tale successo corrisponde all’affermazione di un nuovo modo di «leggere» (ma dovremmo appunto dire: un nuovo modo di «ascoltare»), applicabile alle opere di letteratura così come alla saggistica.

Ascoltare un audiolibro è un ascoltare «mentre», nel senso che si consuma un audiolibro mentre si fa altro: durante gli spostamenti in auto, a piedi o coi mezzi pubblici, mentre si cucina, quando ci si allena in palestra ecc. L’audiolibro ammette una relazione con il testo non esclusiva. Il che offre una serie di vantaggi per chi consideri la lettura in una prospettiva prevalentemente estensiva.

Leggere estensivamente vuol dire leggere per puro piacere, esponendosi a un gran numero di testi senza impegnarsi troppo. Mentre la lettura intensiva implica concentrazione, analisi e approfondimento, per cui comporta regressioni, anticipazioni e riletture, la lettura estensiva è lineare e veloce. Leggere estensivamente significa leggere di più, ma restando in superficie. L’esperienza dell’audiolibro è, da questo punto di vista, perfetta.

Il successo dell’audiolibro è abilitato dalla messa a punto di un vero e proprio ecosistema. Esso ha al centro una piattaforma – Audible o Storytel, appunto – e alla periferia un dispositivo di ascolto che si vuole intimo e di facile utilizzo. La piattaforma è pensata per connettere in modo efficiente risorse e persone: libri, editori, autori e lettori. Essa disintermedia rispetto alla filiera distributiva tradizionale e sfrutta i dati dei consumatori per personalizzare la loro esperienza.

Le interfacce dei player di Audible (sinistra) e Storytel (destra).
Le interfacce dei player di Audible (sinistra) e Storytel (destra).

Quanto al dispositivo personale, in questi anni abbiamo assistito alla definitiva affermazione dello smartphone come strumento di ascolto dell’audiolibro. Lo scenario potrebbe tuttavia evolvere per il crescente successo degli smart speaker come Amazon Echo e Google Home.

Ascoltare non è leggere ad alta voce

Secondo alcuni il successo dell’audiolibro segnerebbe un ritorno al passato, nel senso che ci riporterebbe all’epoca in cui la lettura era prevalentemente esofasica (ad alta voce) e i testi scritti erano fatti per essere recitati da pochi e ascoltati da molti. Si tratta a mio parere di un’idea almeno in parte discutibile. Il punto è se intendiamo metterci dalla parte di chi ascolta o da quella di chi legge ad alta voce. Nel primo caso abbiamo a che fare con un’esperienza di ascolto, appunto. Solo la seconda,invece, è definibile come esperienza di lettura.

Semmai ci dovremmo chiedere se la lettura endofasica, cioè puramente mentale e senza declamazione sincrona del testo, non rappresenti essa stessa una forma di ascolto. In altri termini, la domanda è: il passaggio dalla lettura esofasica a quella endofasica, consumatosi nel corso del medioevo, ha in qualche modo coinciso con il passaggio da una lettura intensiva a una di tipo più estensivo, veloce e superficiale?

Com’è noto, la lettura silenziosa non è nata insieme alla lettura. Essa ha messo radici lentamente e in contesti specifici, come l’Atene del V secolo a.C. e la scolastica medievale. Nel suo contributo alla Storia della lettura curata da Guglielmo Cavallo e Roger Chartier (Roma-Bari 1995), Jesper Svembro suggerisce che la lettura silenziosa possa essere stata modellata sull’esperienza del teatro. Un’ipotesi, quella di Svembro, che ci aiuta forse a comprendere la differenza fra lettura ad altra voce e ascolto di un audiolibro.

L’esperienza del teatro

Per il lettore ordinario, leggere a voce alta significa prestare la propria voce allo scritto e dunque impegnarsi in uno sforzo non solo mentale ma anche fisico. Si tratta tuttavia di un impegno strumentale, poiché la voce del lettore non è altro che il prolungamento del testo scritto. L’attore di teatro, invece, produce una nuova scrittura: una «scrittura vocale».

Da un lato si colloca dunque la lettura a voce alta, che si compie in presenza dello scritto e che impone con esso una relazione attiva, finalizzata a riattivare la scrittura. Dall’altro lato c’è la lettura teatrale, fondata sulla separazione fra scena e pubblico che ascolta, un tipo di lettura nella quale il pubblico assume la posizione passiva di ascoltatore.

Se questo schema ha un senso, la lettura endofasica – quella che noi contemporanei esercitiamo abitualmente – non si contrappone tanto all’ascolto del testo pronunciato da altri, quanto alla lettura esofasica praticata nell’antichità e per buona parte del medioevo, salvo rare eccezioni. Lettura silenziosa e ascolto, infatti, coincidono nel loro essere atteggiamenti egualmente passivi, nel senso che in nessuno dei due casi ci è richiesto di riattivare la scrittura con l’intervento della nostra voce.

Che fine fa la lettura profonda

Da un altro punto di vista, tuttavia, le differenze fra lettura e ascolto sono evidenti, proprio nel senso di una maggiore passività dell’ascolto. E ciò sembra vero soprattutto se ci riferiamo all’esperienza di un testo narrativo lungo e articolato, come il romanzo. Risale all’influente saggio di Sven Birkerts The Gutenberg Elegies. The Fate of Reading in an Electronic Age(Boston 1994) l’idea che la cosiddetta lettura profonda, intesa come possesso lento e meditativo di un libro, sia minacciata dall’avvento di Internet e della cultura elettronica.

Se ne discute da oltre un ventennio, e non è questa lasede per tentare la sintesi di un dibattito oltremodo ricco e articolato. Ci interessa piuttosto esaminare il concetto di lettura profonda, per come esso è stato declinato a partire da Birkerts. Una delle definizioni più menzionate è quella di Maryanne Wolf e Mirit Barzillai. Le due ricercatrici parlano di «un insieme di processi sofisticati che stimolano la comprensione e che includono ragionamento inferenziale e deduttivo, capacità analogiche, analisi critica, riflessione e comprensione» (The Importance of Deep Reading, Alexandria VA 2009, traduzione mia). A questa e a definizioni simili sono associate diverse pratiche, che fanno di una lettura una lettura profonda.

Annotare il testo

Fra tali pratiche spiccano la possibilità per il lettore di annotare il testo e di tornare sui propri passi, affrontando porzioni di testo già lette, ma soprattutto la tendenza a vivere la lettura come un’esperienza esclusiva, che taglia provvisoriamente i ponti con il mondo esterno. La chiamiamo «profonda» proprio perché è una lettura che presuppone l’immersione nel testo e dunque finisce per coincidere con quella che altrimenti è definita «lettura intensiva» e che si contrappone alla «lettura estensiva».

Ecco, l’audiolibro sembra sostenere un’esperienza di lettura di tipo estensivo, più che intensivo. Aggiungere l’audiolibro alla nostra dieta forse non incoraggia lo scavo in profondità delle ragioni di un testo; tuttavia ci permette di accrescere la quantità di libri che consumiamo, perché moltiplica le occasioni in cui ciò può avvenire.

Da questo punto di vista il formato dell’audiolibro e la portabilità dello smartphone costituiscono un’accoppiata vincente, che si adatta massimamente a un certo stile di vita contemporaneo. È il problema di leggere quando si hanno scarsa disponibilità di tempo in generale, poche occasioni per isolarci e concentrarci, frammentazione della giornata in tanti piccoli momenti, continuamente interrotti da altro. 

Stili di ascolto

Come suggerisce Audible ai suoi abbonati, gli audiobook sono da «ascoltare mentre viaggi, mentre fai sport, quando vuoi rilassarti a casa o […] con i tuoi cari.» In realtà gli scenari di fruizione dell’audiolibro cui Audible allude corrispondono a stili di ascolto distinti. Da un lato è una questione di gusti e abitudini: c’è chi ama ascoltare mentre si muove o ha le mani impegnate, chi viceversa preferisce rilassarsi e concentrarsi nell’ascolto. Dall’altro lato a ciascuno può essere richiesto di assumere un atteggiamento di volta in volta diverso, in funzione del contesto.

Nella guida alle attività di apprendimento all’ascolto realizzata dall’APA, l’associazione americana degli editori audio, si ipotizza l’esistenza di almenotre stili. C’è lo stile busy body (pensiamo alla pratica, sempre più diffusa, di coloro che consumano contenuti audio mentre si allenano in palestra o nei parchi delle nostre città), il relaxing while reading with ears (seduti in poltrona o distesi sul letto, magari a occhi chiusi) e l’audio + print (consumo transmediale).

Imparare ad ascoltare, imparare a leggere

Fin qui abbiamo ipotizzato che l’ascolto dell’audiolibro configuri un’esperienza più superficiale e cognitivamente meno impegnativa rispetto alla lettura. Nel contesto della didattica l’audio libro potrebbe tuttavia svolgere una funzione fondamentale, proprio in quanto supporto all’apprendimento delle competenze richieste per la lettura e la comprensione di un testo.

Com’è noto, infatti, le abilità di ascolto sono collegate a quelle richieste per la comprensione della scrittura, costituendone in un certo senso la base. Per questo l’ascolto dei testi sembra svolgere un ruolo decisivo nell’apprendimento delle competenze di lettura. Ma se «l’attività più importante per costruire le conoscenze necessarie nella lettura è la lettura ad alta voce ai bambini», come giungeva a concludere già nel 1983 la Commissione sulla lettura promossa dal Dipartimento per l’Educazione degli Stati Uniti, non è meno vero che anche l’ascolto è una competenza da apprendere e sviluppare.

In quest’ottica, l’audiolibro trova una sua ulteriore ragione d’essere. Diventa uno strumento didattico, che può essere utilizzato per insegnare a leggere e in definitiva può spingere a conoscere meglio il senso di questa smisurata biblioteca che chiamiamo Mondo.

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