Tutti pazzi per Bitcoin, senza sapere come funziona. E intanto il valore della criptovaluta più famosa del mondo prima sale, poi precipita. Con Giacomo Zucco proviamo a distinguere derive speculative e promesse opportunistiche dal reale stato dell’arte.

«Bitcoin vola oltre i 20 mila dollari e raggiunge un nuovo record: vi spieghiamo perché continua a crescere.» Oppure: «Bitcoin crolla sotto i 6 mila dollari: ecco perché continua a scendere». Negli ultimi mesi il web si è popolato di titoli di questo tenore: prima entusiastici, poi allarmati. E intanto tutti a guardare compulsivamente la capitalizzazione complessiva delle criptovalute, senza in realtà capirci più di tanto.

Se quello che racconta il filmato qui sotto è per voi scontato, non è detto che sappiate tutto. Forse conoscete solo l’essenziale. Ma dietro l’essenziale potrebbero nascondersi diversi luoghi comuni e qualche convinzione errata.

Bitcoin è ancora lontana dall’essere una valida alternativa alle valute legali e alle banche centrali. Anzi, il sogno sembra essersi allontanato proprio a causa dell’interesse crescente nei confronti della criptovaluta. Interesse che ha reso sempre più affollata la rete a supporto delle transazioni. Nel momento in cui la popolarità della blockchain è cresciuta, Bitcoin ha avuto le sue gatte da pelare in termini di scalabilità.

Tanta disinformazione sull’oro digitale

Davanti a tanta disinformazione, potremmo limitarci a fare spallucce. In fondo la proliferazione di contenuti di bassa qualità sembra essere una cifra caratteristica della nostra epoca. Non si vede perché, nell’era della post verità, l’informazione su Bitcoin debba fare eccezione. Questo alternarsi di affermazioni tanto discordanti, indice per lo meno di una gran confusione di fondo, non ci stupisce più di tanto. Tuttavia noi siamo testardi. E allora, siccome su Bitcoin si continua a sentire tutto e il contrario di tutto, cerchiamo di fare un po’ di chiarezza. A costo di essere ripetitivi, visto che ci avevamo già provato qui.

Questa volta abbiamo incontrato di persona Giacomo Zucco, CEO di BlockchainLab. Zucco è fra i duecento massimi esperti di Bitcoin e blockchain al mondo, nonostante non ci sia alcun certificato che attesti questa credenziale. Peraltro le sue – lo sappiamo –  non sono prese di posizioni neutrali. Quella di Bitcoin è anche una battaglia ideologica, fondata sulla convinzione che, solo sottraendolo dal controllo delle banche commenrciali e centrali, il mercato possa essere luogo di libertà individuale. Non a caso Zucco ama definirsci un attivista paleo-libertario, in fuga dall’«inferno fiscale italiano».

La chiacchierata con Zucco, i cui contenuti riassumiamo di seguito, aiuta comunque a sfatare non pochi pregiudizi e convinzioni errate che gravitano attorno alla più celebre delle criptovalute.

Una tecnologia multidisciplinare

«Ci sono enormi errori interpretativi su Bitcoin diffusi nei mass media e nella consapevolezza del pubblico», afferma Zucco. «Va detto che questo accade un po’ per tutte le grandi innovazioni tecnologiche. Ci sono malintesi sull’intelligenza artificiale e sulla fisica quantistica, per dire. Ma nel caso di Bitcoin il fenomeno è esasperato. Si tratta forse uno degli esempi più forti di asimmetria informativa e cognitiva. Da un laro un gruppo ristretto di esperti a livello mondiale, che ne capiscono davvero il funzionamento. Dall’altro una grande massa che ne parla senza sapere bene ciò che ha di fronte.»

Questo è vero perché, oltre ad essere una tecnologia rivoluzionaria, Bitcoin è – forse come altre poche – una tecnologia multidisciplinare. «Per capire Bitcoin non basta solo la crittografia», fa notare Zucco. «Né bastano i rituali dei sistemi open source, la teoria dei giochi della microeconomia, che valuta gli incentivi dei player, o l’ingegneria dei sistemi distribuiti, in cui si parla di propagazione delle transazioni, trade off, colli di bottiglia di validazione, performance.» Per capire Bitcoin e le sue caratteristiche servono tutte queste premesse. E servono tutte insieme.

Innovazione cypherpunk

Inoltre quella di Bitcoin è una tecnologia che non è partita dal mondo dell’industria, né dal mondo accademico o nell’ambito delle startup. È stata sviluppata da un gruppo di hacker attivisti della privacy, i cosiddetti cypherpunk, sconnessi da quel mondo industriale, accademico e delle startup. «I cypherpunk sono persone che rispondono ad altri incentivi», dice Zucco. «Non vogliono farsi comprare dai venture capitalist, avere riconoscimenti accademici né ricoprire ruoli industriali». Ciò comporta, come un minimo, un forte bias.

Secondo Zucco la prima convinzione errata su Bitcoin è la differenziazione forzata e spesso fuorviante tra i  termini Bitcoin e blocklchain. «Negli anni ’90 si parlava di online senza Internet», ricorda Zucco. «I giganti delle telco non riuscivano ad accettare, per loro cultura aziendale, la natura aperta e permissionless di internet. Se da una parte volevano offrire una sensazione di innovazione tecnologica, dall’altra non erano in grado di accettare ciò che avrebbe sfidato e minato i loro canoni di controllo. Da qui la proposizione, diventata poi litania propagandisitica: internet è pericoloso, noi vi garantiremo e gestiremo per voi l’online. Ovviamente questo tentativo non ha funzionato. Il vero internet ha preso il sopravvento e la parola online è diventata sinonimo di internet».

Se Bitcoin fa paura

«Con Bitcoin e blockhain ci troviamo in una situazione simile», prosegue Zucco. «Gli incumbent del mondo finanziario vedono la nuova criptovaluta come qualcosa che sfugge al loro controllo. È un mondo che inizialmente hanno ignorato, poi denigrato. Adesso sono arrivati a un punto in cui non possono sembrare non ricettivi. Perché questa tecnologia, ormai davanti agli occhi di tutti, implica molta innovazione.»

Gli incumbent hanno allora puntato su un altro termine, neutro e politicamente corretto: il termine blockchain. Ma per Zucco blockchain è un pezzo di Bitcoin, serve ad essa e funziona principalmente con essa. «Prese sseparatamente, le due cose hanno veramente poco senso. Invece questi signori hanno glorificato la blockchain per farci dimenticare Bitcoin.

«È passato un concetto, fallace. Siccome la blockchain serve a validare le transazioni di Bitcoin, allora posso utilizzarla per validare qualsiasi cosa, dall’origine del cibo all’autenticità di un diamante».

Ma per Zucco Bitcoin e blockchain non sono due entità separate. «La blockchain è una delle tecnologie utilizzate da e per Bitcoin. Come i database distribuiti, le firme digitali, la proof of work, che però esistevano già prima. È un’invenzione di Satoshi Nakamoto. Il suo scopo è far funzionare Bitcoin e funziona a condizione che esista Bitcoin. Senza il meccanismo di incentivi che caratterizza il mining di Bitcoin, la blockchain non starebbe in piedi. A meno di non mutilarla fino a farla diventare un database esageratamente complicato».

Il mito dell’efficienza

Il secondo franitendimento, una sorta di corollario del primo, è legato all’idea della blockchain come qualcosa di efficiente, economico e veloce. «In realtà la blockchain è un sistema inefficiente e costosissimo». In effetti si tratta di una tecnologica nuova. I tecnici in grado di gestirla e mantenerla sono ancora pochi.

«E poi blockchain è incredibilmente lenta», osserva Zucco. Perché allora Bitcoin utilizza la blockchain? «Per non dover dipendere da enti centrali di controllo. Se tuttavia non si vuole fare a meno di un ente centrale terza parte, come per esempio avviene all’interno di una banca o di un consorzio di banche, la blockchain diventa soltanto un peso, una sovracomplicazione, qualcosa che rende tutto più inefficiente, più lento e più costoso».

Blockchain sì, Bitcoin no?

Si dice spesso blockchain sì, Bitcoin no. Ma la cosa più interessante, secondo Zucco, è che gran parte delle ricerche in corso auspicano uno scenario a tendere diametralmente opposto: Bitcoin sì, blockchain no. È il caso del protocollo di Lightning Network, per fare un esempio che a Zucco sta molto a cuore. «L’obiettivo è arrivare ad una situazione i cui l’asset Bitcoin sia trasmesso senza la blockchain nella maggior parte dei casi e si appoggi ad essa solo quando strettamente necesario».

Insomma: per Zucco la blockchain non è uno strumento di efficienza, come invece viene percepita e venduta. È uno strumento inefficiente, utile solo se servono indipendenza ed emanciapazione da parti centrali. Un’opinione, questa, che si ritrova in diverse analisi recenti. E il problema si pone in gran parte in termini di scalabilità, come sottolinea Jack Thomas in un post su Binary District dedicato proprio a Lightning Network.

Terzo equivoco: la blockchain è qualcosa di criptato, ovvero di nascosto e di privato. Anche qui è vero l’esatto contrario. La blockchain è totalmente pubblica. Nella blockchain di Bitcoin la crittografia viene utilizzata solo nei processi di firma digitale, quindi solo per firmare l’informazione e verificarla. Di conseguenza nulla nella bockchain è critpato, almeno per ora. «È vero che si tratta di conti non nominali, dato che non serve l’identità sulla blockchain. Tuttavia niente è privato, tant’è che la privacy e la fungibilità su Bitcoin sono molto limitate. Si sta lavorando per migliorarle, per sopperire ai punti deboli dalla blocklchain, un sistema fantastico per riuscire a garantire una storia univoca di un asset, senza doppie spese, ma con dei grandi limiti, tra cui quelli relativi alla privacy».

La paura dei criminali

Altra convinzione errata: Bitcoin è utilizzato dai criminali. «Se è per questo, qualunque cosa può essere utilizzata per delinquere», ricorda Zucco. «L’automobile per le rapine in banca, i contanti per lo spaccio, la banche per i conti deposito dei mafiosi. Ma questa non è una buona argomentazione per vietare l’utilizzo di auto, contanti e banche. Comunuque ad oggi Bitcoin garantisce un livello di privacy molto basso e una liquidità scarsa. Per questo chi afferma che tale tecnologia sia usata in grandi operazioni di riciclaggio o addirittura per finanziare il terrorismo non sa di cosa sta parlando»..

Infine secondo Zucco anche la questione che il consumo energetico per minare Bitcoin crescerà al punto da intaccare l’equilibrio ecologico della terra è mal posta. In realtà si è visto come la corsa agli armamenti per il mining abbia portato allo sviluppo di nuovi circuiti integrati sempre più efficienti. Con il crescere del consumo globale di energia, ognuno si impegna a risparmiare per essere più competitivo.