Proseguono le nostre interviste sui mestieri di Spindox, con la seconda puntata dedicata ai project manager. La parola a Flavio e Diego.

Ricorderete Flavio e Diego o Diego e Flavio, due Project Manager di Spindox che la sanno lunga. Di loro abbiamo cominciato a parlare in un post precedente qualche settimana fa. Riprendiamo la conversazione con loro, anche per ché abbiamo lasciato in sospeso un tema importante: come riparare la macchinetta del caffè. Se poi ci avanzerà del tempo, parleremo anche di formazione, innovazione, mondo della consulenza, relazione coi clienti e team work. 

Ora, siccome abbiamo già fatto abbastanza gli spiritosi e di cose da dire ne abbiamo tante, bando alle ciance e via con l’intervista.

Prima domanda: che cos’è l’innovazione?

Diego: “Il mio obiettivo di innovazione è sempre rivolto al cliente. Questo per me è quello che dobbiamo fare dal punto di vista innovativo: creare tendenza e agevolare il cliente. E l’orientamento al cliente è: devo cercare di fare in modo che il mio sponsor riesca a trarre beneficio attraverso il prodotto o il servizio che noi gli stiamo fornendo. E comunque questa è una domanda bastarda.”

Flavio: “L’innovazione è l’insieme delle attività, pratiche o intellettuali, volte a un cambiamento generale in positivo. Come azienda che opera nell’ambito dell’ICT cerchiamo di fare principalmente innovazione tecnologica. Quindi cerchiamo di raccogliere le nuove esigenze che emergono limitatamente alla nostra area di competenza per poi sviluppare, dal punto di vista concettuale o anche pratico, soluzioni software, programmi e applicazioni che vadano incontro a queste esigenze.”

Era effettivamente una domanda bastarda.

Parliamo di formazione e crescita professionale. Quali consigli dareste ai giovani Flavio e Diego in transito dal mondo dell’istruzione a quello ben più caotico e competitivo del lavoro? Che cosa direste a chi fosse interessato a cimentarsi con il vostro mestiere? 

Diego: “Direi che questa è sicuramente un’azienda in cui è possibile crescere, sia dal punto di vista della carriera sia dal punto di vista formativo – una crescita, quest’ultima, che deve avere la priorità. Ora, non sono qui per indorarvi la pillola. Ma qui viene veramente dato valore alle idee, alle persone che hanno voglia di fare. Non è comunque un posto dove ci si possa sedere. Perché l’azienda corre, va a trecento all’ora.

E che dire? Ci si trova bene. Perché, ripeto, ci sono persone che, se ti dimostri volenteroso, ti seguono, ti fanno crescere. I numeri e non solo le mie parole sostengono quanto detto. I numeri per esempio dicono che la società è cresciuta tantissimo. Quattro anni fa eravamo 160, adesso siamo più di 400 e questo in un momento in cui l’Italia è in crisi e le persone fanno fatica a trovar lavoro. Nonostante questa congiuntura sfavorevole Spindox ha raddoppiato le dimensioni. E continua a crescere. Insomma difficilmente le persone vanno via da un’azienda così. E poi sono stimolate a fare, soprattutto i ragazzi giovani. Perché questo è un posto che da spazio alla creatività. Puoi portare le tue idee, puoi parlarne, puoi discuterne con chiunque.

Quindi per chi ha voglia, per chi è genuinamente appassionato, questa società è un terreno in cui vale la pena seminare.

Personalmente finché ne ho la possibilità me la tengo stretta. Rimanere in Spindox vuol dire avere la possibilità di crescere e di portare idee. È una cosa che mi piace. Mi piace il fatto di poter contribuire a portare innovazione. Mi piace il fatto che ci sia qualcuno che stia ad ascoltare. Spesso lo diamo per scontato ma purtroppo non sempre è così.”

Flavio: “A chi esce dal mondo dell’istruzione ed è orientato verso il mondo della consulenza suggerirei di chiedersi, molto banalmente: voglio veramente fare il consulente? Perché lavorare in consulenza può essere stimolante ma è senz’altro molto stressante. Da qui l’importanza di affrontare il lavoro quotidiano con una buona serenità di base; essere d’esempio facendosi carico dei momenti di maggior difficoltà per stemperare i picchi di tensione che inevitabilmente si innalzano durante lo sviluppo di un progetto, specialmente quando si lavora per obiettivi. Pensaci su bene, cerca di capire che cosa vuol dire fare il consulente. C’è un prezzo da pagare, ci sono dei lati pesanti di questo mestiere.

Per esempio, dal punto di vista della routine questo tipo di lavoro ha un grosso impatto sulla vita privata. Gli orari sono impegnativi. Quindi, in tutta sincerità: è fondamentale che la persona abbia passione per questo lavoro.

Con ciò non voglio spaventare nessuno. Come dico sempre a chi si lamenta: non facciamo i minatori, siamo dei privilegiati. Il nostro è un lavoro di concetto che non comporta rischi dal punto di vista dell’incolumità della persona – a parte quando non si rende abbastanza: questo è l’unico rischio.

Scherzi a parte, abbiamo poi anche noi i nostri vantaggi. Tra tutti, la flessibilità, la possibilità di scegliere come meglio gestire il proprio tempo, che permette di conciliare al meglio gli aspetti della vita personale con il lavoro. E poi, almeno per quel che mi riguarda, non ci si annoia.”

E la preparazione universitaria?

Diego: “La preparazione universitaria conta. Ho trovato molto preparate le persone che escono da ingegneria gestionale proprio per quel che riguarda l’attività di project management. Ovviamente ciò che può dare la scuola poi deve passare al vaglio dell’esperienza. La scuola ti insegna come formalizzare alcune cose, ti dà gli strumenti ma il 90% del successo del PM viene dall’esperienza: il modo in cui riesce a relazionarsi con i colleghi e con il cliente; il feedback che riesce a dare al cliente; il fatto di farlo sentire sicuro. Questa è tutta esperienza. Conta quindi una seniority di management, costruita su una solida base teorica.”

Nella cassetta degli attrezzi del PM un posto di riguardo è sicuramente riservato alle cosiddette competenze informali. Il vostro è infatti un mestiere che si basa fortemente sul team work. Com’è strutturato e come si gestisce una squadra di lavoro?

Flavio: “La service line Digital Solutions ha circa 40-45 persone dislocate su varie sedi. Lavorano tutte sullo stesso progetto? No. Lavorano tutte insieme? Dipende. Le persone che lavorano per lo stesso cliente in modo continuativo stanno sempre nello stesso team. Invece le persone che passano da un cliente all’altro lavorano in squadre costituite volta per volta.

Ogni team esprime diverse competenze. Abbiamo esperti di grafica (UX e UI), analisti funzionali e sviluppatori di tutti i tipi: più orientati al front-end, specializzati nel back-end, esperti di app mobile e di web. Nel momento in cui bisogna fare lo staffing di un progetto, è importante cercare di capire qual può essere il mix ottimale tra le persone disponibili in modo da riuscire a fornire il miglior servizio possibile nei tempi richiesti dai clienti.

Ora, per il tipo di lavoro che svolgo mi trovo a interagire molto con i colleghi della mia delivery: cerco di capire di che cosa c’è bisogno, anche in termini di risorse umane – fare staffing, allocare le persone corrette in funzione delle esigenze del momento. Serve una buona attitudine alla comunicazione e alla diplomazia. È importante comprendere le posizioni altrui per cercare di risolvere i conflitti invece che crearne di nuovi. E serve capacità di pianificazione.”

Diego: “Solitamente i team di progetto che seguo non sono molto numerosi. Ero abituato a complessità maggiori dal punto di vista della gestione delle persone quando mi occupavo delle attività di Operations. I fondamentali rimangono comunque gli stessi: collaborazione, in primis, tra lo sviluppatore, l’analista, il tester; empatia, in modo che a volte non sia neanche necessario entrare troppo nel dettaglio sulle funzionalità perché ci si capisce al volo. Riuscire a creare quest’empatia porta a una filosofia di coinvolgimento. Le persone sono motivate perché vengono valorizzate e gli si fa capire qual è il rischio che tutto il team corre se non si procede alla stessa velocità. Riuscire a ottenere questo da tutti i team è un po’ la sfida del project manager. Ma una volta che si riesce a lavorare in questo modo il successo del progetto è quasi assicurato.

Personalmente, dovendomi occupare di più progetti in parallelo, non riesco ad avere il focus sulla singola attività. Per ogni progetto quindi, oltre a esserci il project manager, c’è anche una persona dedicata, diciamo focal point del progetto. Solitamente è chi segue l’analisi funzionale e fa attività di PMO. Per seguire e verificare gli avanzamenti, le criticità, andare dal cliente a proporre nuove funzionalità e gestire quelle che sono poi le eventuali problematiche.”