Paolo Costa, socio fondatore di Spindox, parla della cultura aziendale. Le persone al centro, la formazione costante. Curiosità e capacità di cambiare.

Come coltiva Spindox le proprie persone? Quanto sono importanti le soft skill? Che tipo di percorso di crescita sostiene l’azienda? Ci rispondono in due interviste Paolo Costa e Cristiano Carlevaro. Cristiano è il responsabile della sede Spindox di Trento, lo abbiamo già conosciuto quando ve ne abbiamo parlato. Paolo invece è uno dei soci fondatori di Spindox, direttore delle operazioni di marketing e comunicazione dell’azienda.

Marketing e comunicazione, ovvero?

Faccio cose e vedo gente.

Bene, ti rispondo seriamente.

In Spindox comunicare significa soprattutto presidiare tutti i canali attraverso cui comunicare con i nostri pubblici di riferimento, in particolare i clienti e i giovani professionisti. Siamo un’azienda che assume molto e quindi è importante per noi entrare in contatto con i potenziali talenti dell’ICT italiano.

Quindi come comunica Spindox?

Nel settore dell’ICT trovare un posizionamento distintivo non è semplice, si rischia sempre di apparire come fornitori di una commodity, di un servizio indifferenziato. Noi vogliamo che si capisca che siamo radicalmente diversi. Portiamo un modo completamente nuovo di intendere certi servizi.

Cosa c’è di così diverso?

In poche parole il nostro focus non è sulla tecnologia ma sulle persone: crediamo che la qualità e il valore di quello che possiamo fare per i nostri clienti non dipenda tanto da degli asset tecnologici ma dall’eccellenza delle nostre persone.

Non che il contenuto tecnologico non sia importante, ma è il risultato che deriva dal lavoro delle persone. Sono loro a instaurare una relazione con i nostri clienti, che capiscono quali sono i loro problemi e che li interpretano per cercare di capire insieme a loro quali sono le soluzioni migliori a questi problemi.

E nella pratica come valorizzate le persone?

Cerchiamo di rendere la nostra organizzazione un posto ospitale, un posto dove vale la pena di lavorare, e per farlo agiamo su tante leve.

La prima cosa a cui pensiamo è la costruzione del clima: non vogliamo che ci si senta degli ingranaggi di una macchina, ma ci si senta valorizzati per il contributo che si può dare come persone a 360 gradi. Questo clima aziendale si costruisce giorno per giorno, prima di tutto attraverso l’atteggiamento del management e dei leader, le persone che in azienda hanno maggiore visibilità.

Poi c’è una questione di cultura aziendale, che è cosa ben diversa dal clima, e si costruisce mettendo insieme valori e principi. È in questo che siamo diversi da molte aziende nostre concorrenti: noi abbiamo uno stile in cui il rispetto della persona è sempre molto al centro.

Ci sono poi strumenti specifici per valorizzare le persone e le loro competenze, uno è la formazione, sulla quale investiamo molto.

Che tipo di formazione?

Le nostre persone seguono tutte percorsi di formazione tecnica specifica, molte sono certificate in diversi ambiti. L’eccellenza dal punto di vista tecnico è importante, però non basta se si vuole essere dei professionisti a tutto tondo e non solo dei tecnici.

Parlo della formazione che ha a che fare con le cosiddette soft skill. Per fare il mestiere che noi facciamo è quasi più importante avere questo tipo di competenze – che sono di carattere relazionale, relative alla capacità di stare dentro un’organizzazione complessa – che competenze di carattere tecnico.

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Ancora una volta: non sottovalutiamo l’aspetto tecnico.

Ma come si può fare, col passare degli anni, a preservare questa cultura aziendale?

Sai, la vera legge è quella della trasformazione. Anche le cose che durano in eterno in realtà cambiano ogni giorno. Compresa Spindox, che oggi – a dieci anni dalla sua fondazione – è molto diversa da come era all’inizio. Sono sicuro che tra dieci anni Spindox esisterà ancora ma sarà completamente diversa dalla Spindox che conosciamo oggi.

La risposta che mi sento di dare è che il cambiamento si gestisce attraverso il cambiamento delle persone, di tutte le persone.

Da una lato noi soci, che abbiamo fondato Spindox e la portiamo avanti, siamo cambiati e stiamo cambiando. Siamo cresciuti anche noi insieme all’azienda, abbiamo imparato tante lezioni – a furia di errori, ne abbiamo fatti tanti – e oggi ci sentiamo più forti, più sicuri rispetto a quando abbiamo inziato.

Dall’altro lato è importante che in questo processo di cambiamento siano coinvolte ogni giorno tutte le nostre persone, perché i futuri manager di questa azienda potrebbero essere tra loro. Auspichiamo che in azienda ci sia qualcuno più bravo di noi, capace di portare Spindox a raggiungere risultati ancora migliori rispetto a quelli che fin qui siamo riusciti a raggiungere.

Facciamo qualche passo indietro. Pensando all’ingresso nel mercato del lavoro, che suggerimento daresti a un neolaureato di oggi che volesse occuparsi di IT?

Su questo ho le idee molto chiare. Innanzitutto sfatiamo il mito della specializzazione: evitate di specializzarvi. Qualunque cosa nella quale voi possiate oggi specializzarvi, domani non servirà a nulla.

Quello che invece è importante è che impariate a disimparare ciò che state imparando oggi – proprio perché domani non servirà a nulla – e quindi la qualità migliore che potrete avere domani è di imparare rapidamente una cosa nuova.

Quale cosa? Non lo so ancora, perché ancora non è arrivata. Però se sarete capaci di muovervi con grande agilità dalle cose imparate che a poco a poco non servono più, alle cose da imparare che in futuro serviranno, avrete vinto la vostra scommessa.