L’obiettivo di rafforzarsi nel cloud ibrido guida l’acquisizione di Red Hat da parte di IBM. Una mossa che potrebbe cambiare il mercato mondiale dei servizi virtualizzati. Intanto oggi Spindox parla di architetture ibride, microservizi e devops al Red Hat Summit di Milano.

E così IBM si è comprata Red Hat. L’operazione, che sarà perfezionata entro metà 2019, prevede un esborso di 34 miliardi di dollari (190 dollari per azione). IBM verserà tale somma in parte in contati e in parte a debito. La notizia era nell’aria da alcuni giorni ed è stata confermata domenica. Si tratta di un evento potenzialmente in grado di cambiare le sorti del mercato dei servizi cloud. IBM è da tempo impegnata nel rafforzamento della sua offerta nell’ambito delle architetture ibride, quelle cioè che integrano risorse on-premise e risorse virtualizzate. E proprio su questo fronte il gigante di Armonk aveva avviato una collaborazione con Red Hat già in primavera.

La gestione multi-cloud diventa centrale

Oggi il business dell’hybrid cloud vale per IBM 19 miliardi di dollari. L’integrazione con Red Hat porterà a un rafforzamento di IBM in questo ambito, non solo in termini di volume d’affari complessivo, ma anche e soprattutto per quanto riguarda la completezza dell’offerta. Red Hat porta in dote asset importanti, che renderanno più credibile la proposizione di IBM. In particolare, grazie a prodotti come OpenShift, la gestione multi-cloud diventa centrale (ne parliamo nella seconda parte di questo post).

Il mercato potenziale è enorme. Basti pensare che, secondo stime riportare dalla stessa IBM, finora solo il 20% della potenza di calcolo attiva a livello mondiale è allocata sul cloud. Il restante 80% è ancora da “migrare”.

Per alcuni analisti la mossa di IBM va letta anche come il tentativo di tornare al mondo del software e dei servizi per il business, smarcandosi da quello dell’intelligenza artificiale. In effetti, come ha fatto notare ieri Jonathan Shieber su Techcrunch, l’operazione Watson ha finora deluso il mercato e gli investitori, che ci hanno visto molto marketing ma poca sostanza.

Con Couchbase all’Open Source Day

Oggi siamo al Red Hat Open Source Day di Milano, che si annuncia come l’evento più importante di Red Hat a livello europeo, dato il peso del mercato italiano per la società di Raleigh. È prevista la presenza di oltre mille persone. Inevitabilmente, nei corridoi si parla anche dell’acquisizione da parte di IBM. «Oggi siamo una barchetta rossa che naviga in oceano blu» dicono i rappresentanti italiani di Red Hat. «Ma siamo sicuri che questo blu si tingerà di rosso molto presto».

Spindox è presente al summit milanese con Couchbase. Insieme al nostro partner presentiamo un caso di studio che si colloca proprio al cuore dello scenario ibrido o multi-cloud. Parliamo di architetture a microservizi containerizzate su piattaforma OpenShift. Si tratta di un approccio che permettere di estendere le funzionalità di Kubernetes, con l’obiettivo di automatizzare la creazione, l’implementazione e l’amministrazione delle applicazioni. Nel nostro caso, poi, l’uso di Couchbase Operator permette di gestire il database come se fosse una componente nativa di OpenShift. Per chi non potrà esserci oggi, replicheremo in occasione dell’edizione romana dell’Open Source Day, il 14 novembre.