L’industria della moda è alla vigilia di una rivoluzione. Gli algoritmi rimodellano la shopping experience e intercettano la tendenze meno prevedibili 

L’incontro tra intelligenza artificiale e industria della moda è scritto nel destino. La straordinaria crescita di interesse per il tema, del resto, è sotto gli occhi di tutti. Sappiamo che il mercato dell’intelligenza artificiale raggiungerà un valore di 90 miliardi di dollari nel 2025. Nell’ambito del fashion, le “top 10 apparel companies” (secondo la classificazione di Forbes) hanno fatto da apripista, sposando la logica del supporto algoritmico in vari campi. Dal design alla produzione, dal marketing al customer care.

Questione di customer experience

Il bisogno di AI è in gran parte legato alla necessità di offrire al cliente un’esperienza gratificante e personalizzata a un costo sostenibile. La ricerca condotta da IMRG e Hive, in collaborazione con Apptus, conferma che il 75% dei fashion retailer è disposto a investire nell’AI, soprattutto in alcune aree quali il merchandising online e la personalizzazione. Il 67% degli intervistati si dichiara convinto che l’AI può contribuire all’efficienza organizzativa.

Lo stesso studio rivela inoltre che, nell’opinione degli addetti ai lavori, gli algoritmi possono in particolar modo agevolare il retail della moda nel canale online. Mentre l’approccio “human touch” funziona bene nei negozi fisici, esso è insufficiente online, dove i clienti sono invisibili e più difficili da intercettare. «È una verità scomoda, ma per i fashion retailer online con grande gamma di prodotti l’incapacità di creare esperienze che soddisfino ogni cliente costa tempo, denaro ed effort nelle vendite. L’approccio manuale è stato provato e ritenuto di essere la via di uscita. In realtà, è proprio la manualità il problema, che la soluzione» conferma Andrew Fowler, country manager di Apptus.

Inoltre, raramente i processi manuali permettono di intercettare le micro-tendenze inaspettate. Quelle guidate da migliaia di post generati ogni giorno sui social media, ad esempio, i quali sono fonti di dati ormai imprescindibili per un settore come quello della moda.

Data insight, acceleratore dei processi aziendali

Moltissimi sono i benefici che scaturiscono dall’implementazione dell’AI, a partire dai miglioramenti nei processi aziendali interni. Nel settore della moda, la capacità di data processing – accelerato in larga misura dall’adozione degli algoritmi di apprendimento (machine e deep learning) – è essenziale nelle previsioni delle vendite, nella pianificazione della produzione, nel merchandising e nella gestione dello stock.

Grazie alle tecniche di machine learning, le aziende che operano nel settore della moda possono individuare i pattern nei dati e costruire modelli in grado di prevedere risultati futuri. Questo contribuisce a creare una supply chain più flessibile e più veloce e gestire l’inventario in modo automatizzato e intelligente. Gli strumenti AI-powered possono aiutare i rivenditori a ridurre gli errori di proiezione fino al 50%, alleggerendo, al contempo, le scorte dal 20% al 50%.

H&M, leader mondiale del fast fashion, ha in programma l’impiego di tecnologie di machine learning per personalizzare la sua offerta in relazione all’area geografica in cui è presente. L’analisi predittiva si basa sui dati in-house – quelli relativi alle vendite, ai resi, al profilo del cliente – e sui Big Data.  Adottando questo approccio, la multinazionale svedese riesce a comprendere meglio le tendenze locali e la richiesta del mercato, e quindi rispondere in modo più pertinente.

Quando il fashion designer è un algoritmo

Le aziende che implementano l’intelligenza artificiale già nella fase di design dei prodotti hanno un vantaggio competitivo rispetto a quelle che si affidano solo all’intuizione e alla creatività degli stilisti. L’AI può dare supporto al fashion design, in termini di produttività e di individualizzazione, risolvendo il dilemma fra originalità e orientamento al mercato.

Amazon, re del retail online che produce abiti con AI

Nei suoi laboratori di San Francisco, Amazon ha sviluppato un algoritmo che è in grado di disegnare i capi di abbigliamento attraverso l’image recognition (riconoscimento delle immagini). L’addestramento del software si basa sulla raccolta di una quantità enorme di raw data – immagini, testi o suoni – per poi fornire un modello che è in grado di generare dati simili. L’analisi pone accento sul pop up di prodotto che va di moda nei post sui social media, vista l’importanza di questi ultimi al giorno d’oggi. 

Grazie a queste sperimentazioni, il gigante dell’e-commerce potrà identificare le ultime tendenze della moda e metterle in produzione, a una velocità incomparabile con quella dell’essere umano.

Huawei e la relazione chimica tra moda e smartphone

Fashion Flair è la prima collezione di moda creata dall’AI di Huawei in collaborazione con Anna Yang, creative director di Annakiki, brand che ha già sfilato per 5 anni nelle Fashion Week milanesi. Il progetto – spiega la big tech cinese – vuole dimostrare la possibilità di dare vita a una collezione geniale facendo partecipare l’algoritmo.

«Fornendo i parametri di base per la realizzazione di un abito, come colore, lunghezza, volume e texture, l’Intelligenza Artificiale è ora in grado di fornire uno spunto creativo ai designer da cui partire per poi realizzare le loro creazioni» spiega Isabella Lazzini, marketing e retail director di Huawei Cbg Italia

L’omonima app, Fashion Flair, è stata sviluppata insieme a un’equipe di programmatori italiani. I raw data per l’addestramento dell’AI derivano da migliaia di iconiche immagini di moda degli ultimi 100 anni e uno specifico set di scatti tratti dalle ultime collezioni di Annakiki. Utilizzando la doppia unità di calcolo neurale (NPU) presente all’interno dei dispositivi Huawei P30 e P30 pro, l’app può creare una proposta di outfit seguendo gli input e i filtri impostati dal designer. 

La stilista cinese Anna Yang e la collezione co-creata con l'Intelligenza Artificiale di Huawei
La stilista cinese Anna Yang e la collezione co-creata con l’Intelligenza Artificiale di Huawei

Con l’AI connettersi ai consumatori è più facile

Chatbots e assistente AI

I chatbot AI, chiamati anche “assistenti intelligenti”, rappresentano un caso di studio perfetto di impiego dell’intelligenza artificiale nel comparto della moda. I chatbot, progettati per imitare il comportamento degli addetti al customer care, possono dare supporto al cliente in molti modi. Ad esempio, possono accompagnare la ricerca del prodotto, la verifica della misura e della disponibilità, l’accesso alle informazioni sulla spedizione e sul reso. Oltre tutto si tratta di un approccio di assistenza clienti altamente scalabile, che aiuta le aziende della moda a ridurre i costi e, allo stesso tempo, aumentare il tasso di conversione nei canali digitali.

La crescente esigenza di creare una customer journey personalizzata nell’intero settore retail – non solo nella moda – ha reso impossibile gestire molti compiti senza l’automazione di alcuni processi. Gartner prevede che entro il 2020 l’85% delle interazioni tra cliente e brand sarà svolto senza l’intervento umano

Dior, pioniere della digitalizzazione tra le maison di alta moda, già a marzo 2017 ha lanciato un assistente AI incorporato nella piattaforma Facebook Messenger. L’iniziativa, chiamata Dior insider, introduce i fashion addicted nel mondo Dior a 360 gradi. La novità è che nella conversazione il chatbot inserisce spesso emoji e GIF per creare un’esperienza divertente e giocosa. Allo stesso tempo, il contenuto fornito dall’assistente intelligente è abilitato per lo shopping in-one-click, con slideshow e collegamenti che indirizzano l’utente al sito e-commerce.

Image processing e riconoscimento visuale

L’AI è capace di analizzare e identificare un insieme coerente e completo di attributi di diverse immagini, in modo da fornire raccomandazioni sul prodotto più pertinenti al cliente. Questo riduce in misura significativa il tempo impiegato nella categorizzazione del prodotto, creando, al contempo, opportunità di upsale.

Asos è una piattaforma di e-commerce specializzata in fast fashion e prodotti di bellezza. Il suo catalogo viene aggiorno a una velocità di 5000 articoli a settimana. Nel corso degli anni Asos ha creato più di milioni di look unici. Per un’azienda di questo genere, è fondamentale la capacità di avere una caratterizzazione sistematica e quantitativa dei propri prodotti. Sia per creare un’esperienza di acquisto migliore al cliente, sia per ridurre al minimo il rischio di overstock.

Come tutti i produttori della fast fashion, Asos conosce senza dubbio l’importanza dei social media e dell’influencer economy. Infatti, le strategie di marketing della società londinese sono incentrate sulle tendenze guidate dai re e regine dei social media. L’applicazione consente all’utente di emulare un look da blogger a prezzo accessibile. Grazie alla tecnologia di visual similarity recognition, l’utente può caricare un’immagine – uno screenshot da Instagram, ad esempio – o scattare una foto per trovare prodotti simili che la piattaforma offre.

In-app visual search che aiuta i clienti ASOS a copiare un look da blogger

AI è un imperativo strategico della trasformazione digitale

I task attualmente eseguiti dall’intelligenza artificiale – e quelli eseguibili in un futuro breve – cresceranno ancora. L’AI si ritaglierà enormi spazi in ogni aspetto della vita e creerà un gap sempre più evidente tra le società che adottano questa tecnologia e quelle che sono in ritardo.

Siamo certi che il core del fashion rimane la creatività umana. Tuttavia, la tecnologia può diventare un utile assistente del creativo. È il momento, per le aziende della moda, di accogliere il paradigma dell’AI nel proprio piano di sviluppo, concentrandosi sulle aree con il maggior potenziale di valore aggiunto. Chi coglierà per primo le nuove opportunità, raccoglierà per primo i benefici.