Torna a Milano l’Institute without Boudaries di Toronto e porta con sé un sogno: fare rinascere il sito di Expo attraverso la progettazione partecipata. Sette giorni di summer school, insieme a Meet the Media Guru, la Triennale e il Politecnico.

Comincia domani la scuola d’estate di Future Ways of Living. Un programma all’insegna della progettazione partecipata, condotto dall’Institute without Boundaries di Toronto insieme a Meet the Media Guru, La Triennale di Milano e il Politecnico di Milano.

L’obiettivo è fare laboratorio per sette giorni, immaginando nuove destinazioni per il sito di Expo 2015. Con un metodo, quello della Charrette, già applicato l’estate scorsa sempre a Milano. Da quell’esperienza nacque un libro sul futuro delle nostre città, che oggi è disponibile gratuitamente qui.

La Charrette: tempi, trasparenza, partecipazione

La Charrette è una tecnica di progettazione dinamica pensata per gestire processi di design urbano collaborativo. Essa si basa sul coinvolgimento di architetti e urbanisti, ma anche dei cittadini della comunità. Attraverso il confronto multidisciplinare e trasparente fra i partecipanti e una serie di giochi di ruolo, che riducono i tempi di negoziazione, si perviene in breve allo sviluppo di idee innovative e di prototipi.

Regola fondamentale della Charrette è la sperimentazione diretta e attiva degli spazi urbani oggetto della progettazione. Per questo la scuola d’estate di Future Ways of Living si svolgerà a Cascina Triulza, lo spazio dedicato alla società civile all’interno di Expo 2015. La struttura è rimasta operativa anche dopo la chiusura dell’esposizione universale.

Ripartire da Expo

Il laboratorio riprenderà il lavoro svolto lo scorso anno a Milano dall’Institute without Boundaries. Le proposte raccolte nel 2015 saranno sviluppate con l’obiettivo di definire una serie di piani dettagliati e sostenibili. Le aree tematiche sulle quali i diversi team lavoreranno sono mobilità, lavoro, cultura, salute e benessere, didattica, cibo e accoglienza. I partecipanti lavoreranno in gruppi interdisciplinari e saranno aiutati da facilitatori ed esperti di diversi ambiti. Fra i partner della scuola ci sono quest’anno anche l’International Council of Societies of Industrial Design e Cumulus (International Association of Universities and Colleges of Art, Design and Media).

Fra gli ideatori del programma ha un ruolo fondamentale il già nominato Institute without Boundaries di Toronto (IwB), che opera dal 2003 nell’ambito della School of Design del George Brown College. L’IwB, oggi diretto da Luigi Ferrara, promuove la collaborazione fra discipline diverse per identificare soluzioni locali ai problemi globali del 21° secolo.

Il design dopo il design

La collaborazione fra Milano e Toronto rappresenta uno degli aspetti più interessanti di Future Ways of Living. Ed è bello che il laboratorio di Future Ways of Living si svolga sotto l’egida della Triennale, la quale dedica il programma della XXI esposizione a un tema altamente evocativo: “21st Century. Design After Design”.

Milano è riconosciuta per la sua leadership mondiale nel campo del design industriale e nella progettazione dei manufatti. Una tradizione che si innerva oggi con le potenzialità espressive e materiali delle tecnologie digitali, fino a incontrare il futuro dell’industria manifatturiera grazie a processi come il 3D printing e il rapid prototyping. Toronto porta un altro tipo di cultura, focalizzata sul design dei servizi e dell’esperienza. Queste due scuole si possono oggi incontrare. A maggior ragione nel momento in cui vengono messi in discussione alcuni “vecchi” assunti della progettazione: l’idea di un processo relativamente lungo e sequenziale con ruoli ben definiti (committente, designer, produttore) o la visione del designer stesso come artista che lavora in solitudine.

Oggi il design si confronta con sfide che ne trasformano il significato in profondità. Sfide che hanno in gran parte a che fare con i paradigmi della rete e del software. Il lavoro del designer si svolge sempre più spesso all’interno di network di attori eterogenei, nei quali si collabora sfruttando il valore aggiunto del digitale: annullamento delle distanze, visualizzazione rapida delle idee, interdisciplinarietà.

In aprile il grande designer italiano Denis Santachiara incantò Toronto con la magia della digital fabrication del suo Cyrcus. Oggi Luigi Ferrara torna a Milano – dopo il suo intervento a Meet the Media Guru dello scorso anno, che riproponiamo qui sotto – per raccontare in che modo le nuove pratiche del design generativo e collaborativo influenzino l’economia della saggezza.