La terza edizione di Stem in the City conferma l’impegno del Comune di Milano nello sviluppo di competenze digitali nel mondo femminile. L’importanza del fornire il “giusto esempio” e l’accrescimento di Role Model per sviluppare donne consapevoli che scelgono.

Palazzo Marino | 18 febbraio, 2019

È Roberta Cocco ad aprire le danze della terza edizione di Stem in the City. L’assessore alla Trasformazione digitale e Servizi civici è orgogliosa dei progetti e dei risultati raggiunti dal 2017 ad oggi. Ma Coco è anche consapevole del fatto che, al netto delle stime europee che parlano di oltre otto milioni di nuovi posti di lavoro entro il 2025 in ambito STEM, ancora poche donne sono inserite in settori digitali.

Quest’anno il tema delle STEM (Science, Technology, Engineering e Math) ha sullo sfondo il mito di Leonardo da Vinci. Perché Leonardo è al punto di incontro fra arte e scienza, umanesimo e tecnologia. STEM in the city 2019 è l’evento che raccoglie la sfida di affermare il valore delle scienze e della tecnologia nelle nuove generazioni. Il Comune di Milano riconosce la necessità di diffondere cultura e competenze digitali, superare il divario di genere, coinvolgere scuole e famiglie della città (e delle periferie) in un processo di consapevolezza di studio e di carriera.

Un occhio particolare è rivolto alle quote rosa, rispetto alle quali – racconta l’assessore Cocco – alcuni dei partner di questa edizione stanno portando avanti sei bellissimi progetti.

  1. Donne come noi, il progetto di Donna Moderna che ha realizzato un libro, uno spettacolo e una rassegna di corsi di formazione volti ad accrescere la consapevolezza e il valore femminile attraverso la testimonianza di donne ispiratrici. Tra di esse troviamo un gran numero di appartenenti al settore tecnico -scientifico.
  2. JRC (Joint Research Centre). Il centro di ricerca del Politecnico di Milano presenterà il 6 maggio al Teatro La Scala una ricerca condotta sulla creazione di prototipi attraverso le tecnologie più diffuse del momento. La ricerca esamina le aspettative professionali degli adolescenti legate allo STEM, per comprendere la loro capacità e volontà di intraprendere la formazione e il lavoro nelle STEM stesse.
  3. STEAMiamoci, progetto di Assolombarda che ha messo a disposizione delle borse di studio per incentivare le studentesse in ambito digitale.
  4. Inspiring Fifty: 50 donne “influenti” hanno il compito di essere role model per le ragazze, incentivandole nel loro posizionamento tra vita e carriera.
  5. Net@: la scuola ebraica di Milano che ha messo a punto un percorso di quattro anni che accompagna gli studenti israeliani nella conoscenza della tecnologia e promuove i valori sociali e doti di leadership.
  6. Miss in Action: progetto volto alla valorizzazione dell’imprenditoria femminile che incentiva le start up guidate da donne.

Digital Do It Yourself: la passione per il “fai da te digitale”.

Carolina Guerini, docente dell’università IULM prosegue il dibattito illustrando i risultati della ricerca eseguita in collaborazione con la facoltà di Economia e Impresa all’Università Liuc e l’associazione Valore D in merito al fenomeno Digital Do It Yourself. Un DiDiyer è un appassionato di tecnologia che sviluppa sistemi o software digitale autonomamente, senza fini commerciali, al solo scopo di condivisione.

«Non confondiamo i Digital Natives, con coloro che hanno competenze Digitali» precisa Guerini. Il campione analizzato infatti, detiene 591 lavoratrici, in parte dipendenti del Comune di Milano, in parte dell’università Liuc e il restante appartenente alle imprese associate a Valore D. L’obiettivo era identificare la presenza di DiDIYer all’interno del campione. Ne sono emerse 32 maker che, spinte dalla motivazione personale, hanno piena consapevolezza di essere esperte digitali e usano la tecnologia per passione e piacere. L’Assessore Guerini sottolinea come questo fenomeno del “fai da te” andrebbe messo in luce e monitorato all’interno delle aziende, perché contribuisce al miglioramento dei sistemi e provoca una crescita della consapevolezza delle proprie possibilità.

Valore D: la necessità di avere più Role Model

I valori quali indipendenza nelle scelte e determinazione nel portarle avanti vanno trasmessi durante l’infanzia. A volte, non ci rendiamo conto di quanto una frase errata detta in famiglia possa contribuire all’accrescimento di stereotipi. Così come il fatto che un bambino o una bambina possano vedere sempre la mamma ai fornelli e il papà che si occupa di spostare la vettura in garage

Sandra Mori, presidente dell’Associazione Valore D, interviene sostenendo quanto l’attività di mentoring formativo debba partire dalle scuole e dalle famiglie. Oltre ad organizzare workshop e hackathon per diffondere la cultura digitale, Valore D mette in atto progetti. È il caso di InspirinGirls che combattono l’assenza di modelli ispiratrici. La cosiddetta role model, infatti, Ã¨ una donna determinata, che ama il suo lavoro e che lo fa con passione ed etica. Il progetto fa sì che queste donne ispiratrici raccontino la loro storia nelle scuole. In questo modo, i ragazzi possono uscire dalle lezioni e parlarne in famiglia o con gli amici generando un passaparola costruttivo.

Le STEM con antidoto contro le fake news e l’intolleranza

«Leonardo ci insegna l’universalità della scienza». È questo il principio su cui si fonda il discorso conclusivo di Laura Galimberti, assessore all’Istruzione e all’educazione. Le STEM ci aiutano ad avere una visione scientifica e non soggettiva delle reali possibilità dell’individuo, a sfida di qualsiasi falso stereotipo. Milano procede con un percorso di incontri mirati organizzati nelle scuole dell’infanzia per accrescere l’importanza di dare il giusto esempio e consolidare la formazione digitale a tutti i livelli scolastici e universitari. E si afferma come la città dell’Innovazione vista sotto da un punto di vista, umanistico. Come ci insegna, Leonardo, d’altronde.